Category Archives: Assicurazioni Moto

Conservare la classe di merito dopo un sinistro

Rca, ecco come evitare la “retrocessione”

Come spiegato, il sistema bonus-malus prevede la ‘retrocessione’ di due classi di merito dell’automobilista che si rende colpevole di un sinistro.
Il meccanismo non fa distinzione in base alla gravità dell’incidente: pertanto a volte è sufficiente un danno di poche decine di euro per perderne diverse centinaia a causa della penalizzazione e del passaggio di classe.
La maggior parte delle compagnie assicurative consente ai propri clienti di mantenere la loro classe di merito nel caso si impegnino a risarcire completamente il danno causato.
Per poter effettuare questa operazione di risarcimento è necessario che questa particolare opzione sia contemplata dal contratto.
Una volta appurato che è possibile effettuare l’operazione per mantenere la propria classe di merito, è indispensabile comunicarlo il più celermente possibile alla compagnia, richiedendo l’importo esatto da dover indennizzare.
Una volta ricevuta la risposta della compagnia e le coordinate bancarie per effettuare il versamento, è sufficiente pagare tramite un bonifico.
Una volta effettuato il pagamento, è sufficiente consegnare alla propria compagnia l’attestazione del versamento: si potrà mantenere la propria classe di merito e quindi evitare aumenti del premio assicurativo da pagare.

Comparatori Rc auto on line

Come orientarsi nella giungla di siti web
per scegliere il servizio più conveniente

Come abbiamo già visto in altre sezioni del sito, ormai da anni uno dei metodi più diffusi (e spesso più convenienti) per stipulare una polizza Rc auto è quello di attingere alla vastissima offerta di compagnie on line e telefoniche, le quali, grazie all’automatizzazione delle procedure di stipula e di redazione del preventivo, riescono ad abbattere il costo del premio. Altra nozione di cui si è già trattato è quella dei “comparatori”, software realizzati da siti specializzati e compagnie per confrontare in tempo reale le offerte del momento e il cui utilizzo è facile, veloce e intuitivo.
Il vero nocciolo della questione, ora che si conoscono gli strumenti messi a disposizione dalla rete, è – ad esempio – come selezionare il comparatore migliore da utilizzare per avere i preventivi.
A dire il vero, è quasi impossibile creare una gerarchia precisa e netta, visto l’evolversi del mercato e dell’offerta (soprattutto in rete). Tuttavia ci vengono in soccorso alcune regole generali, cioè consuetudini attinenti non soltanto al campo assicurativo. Nella rete, dove si trova di tutto, il “trucco” è quello di cercare le fonti più autorevoli. A fare questa operazione, generalmente, ci aiutano i motori di ricerca, che si avvalgono si complicatissimi sistemi di attribuzione di un ranking per definire così la qualità di un portale rispetto a un altro. Il risultato delle nostre ricerche sarà così definito cronologicamente, con l’ordine della “qualità” che il motore (ad esempio Google) ha attribuito ai vari siti internet.
Ma al netto dei preziosi “suggerimenti” dell’azienda americana di Mountain View, il consumatore potrà comunque affidarsi ai propri strumenti cognitivi:

  • La reputazione di un “brand”

Le aziende più serie investono in pubblicità sia televisiva che on line, migliorano la fruibilità dei propri servizi e hanno una visibilità tale da non riuscire a nascondere eventuali feedack negativi dei propri utenti.

  • La trasparenza dei risultati

I comparatori on line, al di là dell’alto numero di risultati forniti all’utente che inserisca i propri dati per un preventivo, devono fornire gli strumenti cognitivi utili a capire, al di là del prezzo, le differenze tra i servizi offerti dalle varie compagnie (clausole, massimali, franchigie, esclusioni, opzioni aggiuntive).

Addio al “tacito rinnovo” dell’assicurazione

Ora cambiare compagnia è più facile

Ecco un altro importante aspetto contenuto nel cosiddetto decreto “Sviluppo bis”: l’abolizione del famigerato tacito rinnovo. Con questa norma, il legislatore recepisce le istanze più volte ribadite dalle associazioni di consumatori e abbatte una ulteriore barriera che ostacolava, da una parte, la libera concorrenza tra compagnie, dall’altra la scelta degli assicurati.
Dal 1° gennaio di quest’anno, infatti, la norma ha abolito tutte quelle clausole contrattuali che impedivano agli assicurati di cambiare compagnia, salvo comunicazione alla compagnia con cui si era stipulato il precedente contratto.
A darne notizia ufficialmente, un comunicato dell’Ivass (vecchia Isvap) diffuso sul sito internet istituzionale dell’Ente statale.
Tornando alle nuove normative, resta invece in vigore la norma che impone alle Compagnie di prorogare di 15 giorni la polizza dopo la data di scadenza. In questo lasso di tempo, sempre stando agli intenti dichiarati dal legislatore, il consumatore riuscirà agevolmente a confrontare i preventivi delle varie compagnie, attraverso la miriade di strumenti offerti dalla rete, come i famosi “comparatori di prezzi”, oppure con i metodi tradizionali (la richiesta di preventivi alle varie agenzie territoriali).
Dal punto di vista delle agenzie, invece, vengono inseriti una serie di obblighi: intanto comunicare ai propri assicurati le variazioni legislative intervenute, poi togliere dai propri contratti le odiate clausole di tacito rinnovo, fino a questo momento quasi una costante della contrattualistica del ramo Rc Auto.
Secondo gli esperti del settore, il guadagno in termini di livellamento dei prezzi dovrebbe registrarsi quasi subito, ovvero nel primo anno dall’entrata in vigore del decreto e delle successive norme attuative. Per verificare che ciò avvenga, perciò, non resta che attendere la scadenza della propria polizza annuale…

Ivass manda in pensione l’Isvap

Ecco le nuove funzioni dell’Istituto
per la Vigilanza sulle Assicurazioni

L’Ivass esiste dal 1° gennaio del 2013 ed è l’Ente che ha mandato “in pensione” la vecchia Isvap. L’acronimo sa per Istituto per la Vigilanza delle Assicurazioni ed è stato istituito mediante l’ormai famoso Decreto Crescita 2.0 varato dal Governo Monti, una legge che introduce numerose novità per il settore, molte delle quali già esaminate.
A capo dell’Ivass in questo momento c’è Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d’Italia.
Per capirne meglio le funzioni è necessario esaminare la legge istitutiva di questo organo. Se ne parla precisamente all’articolo 21, titolo VIII del decreto.
Il primo compito del nuovo ente è la prevenzione delle frodi assicurative sulla Rc Auto. Una funzione che l’Ivass esercita attraverso un meticoloso controllo dei dati informatici provenienti da un archivio digitale alimentato obbligatoriamente dalla varie compagnie presenti sul territorio nazionale. Per contro, l’istituto fornisce collaborazione e assistenza a intermediari e compagnie. A fine anno stila una relazione sull’andamento del mercato in questo campo e sulle frodi assicurative.
La vera “arma” del nuovo Istituto è l’archivio informativo, attraverso il quale è possibile riscontrare eventuali anomalie, sia connotate geograficamente, sia relative ai sinistri liquidati da varie compagnie, dai singoli agenti e addirittura ai singoli assicurati (in questo senso si avvale dell’anagrafe assicurati, dell’anagrafe dei testimoni e dei sinistri liquidati). Insomma, per farla breve, l’Ivass deve mette in campo tutte le risorse tecnologiche e analitiche necessarie allo scopo di mettere un freno alla tristemente diffusa abitudine italiana di “fare i furbetti”, tra le cause principali del costante aumento dei premi assicurativi.
Il tema di fondo è il continuo scambio di informazioni tra le compagnie private che operano nel settore è un grande cervellone centrale di emanazione pubblica. Da una parte gli operatori, informando l’Ivass e immettendo dati, contribuiscono a rendere più precise le statistiche generali – lo strumento principe della lotta alle frodi -, dall’altra l’Ivass comunica tempestivamente alle compagnie se i loro dati forniti presentano picchi anomali riconducibili a possibili frodi o “furberie”. Soltanto in caso di illeciti manifesti (così almeno dice la legge) l’Isvap, oltre ad informare la compagnia interessata, si rivolge all’Autorità Giudiziaria.

Temporanea moto, sospensione polizza annuale

Con la regola del novanta giorni occorre
prestare massima attenzione alle date

Durante la bella stagione le strade si riempiono di motociclisti in sella alle due ruote. Proprio per la sua natura “stagionale” il mercato assicurativo ha plasmato una copertura più flessibile, per permettere a coloro che non usano la moto tutto l’anno, ma solo durante i mesi più caldi, di poter trovare la soluzione assicurativa adatta a loro. Spesso però può capitare di avere dubbi su come gestire la copertura assicurativa sulla moto, questo perché le compagnie hanno delle regole, talvolta anche diverse fra loro, che se non si conoscono bene possono generare perdite di giorni assicurativi e di conseguenza di denaro.
Partiamo innanzitutto chiarendo in linea generale quali sono le possibilità per un motociclista che vuole assicurare la sua moto e che la utilizzerà solo per alcuni mesi all’anno (il centauro che usa la sua moto tutto l’anno si comporterà come l’automobilista, contrarrà una polizza annuale). Egli può contrarre o una polizza temporanea esattamente della durata di quanto intende utilizzarla, oppure contrarre una normale polizza annuale e poi ricorrere alla sua sospensione. Spesso quest’ultima ipotesi è la meno conosciuta, ma anche la più conveniente, infatti è risaputo che la polizza temporanea ha un costo che in proporzione è più alto man mano che si restringe il tempo di copertura. In poche parole una temporanea di 6 mesi non costerà sicuramente la metà di una polizza annuale, la differenza sarà magari minima. Quindi, ritornando al discorso, potrà convenire stipulare una polizza annuale per poi sospenderla per il periodo di inutilizzo. Diciamo potrà convenire perché bisogna stare attenti alle modalità di sospensione, altrimenti si rischierà di buttare via mesi di copertura. Per la maggior parte delle compagnie infatti la polizza deve rimanere sospesa almeno 90 giorni per fare in modo che quei mesi vengano recuperati, quindi per fare un esempio, se stipulo una polizza nel mese di maggio e la sospendo a settembre, ho usufruito di 4 mesi, la riattivo poi a marzo dell’anno successivo e quindi le date della polizza si sposteranno di conseguenza, infatti la polizza non scadrà a maggio bensì a novembre. Se, riprendendo lo stesso caso, invece di riattivare la polizza al mese di marzo dell’anno successivo, l’avessi riattivata a novembre dello stesso anno, quindi due mesi dopo la sospensione, la polizza risulterebbe come mai sospesa, e inoltre potrebbe essere pure che vengano addebitate spese per sospensione e riattivazione.

Il risarcimento diretto

Dal 1 febbraio 2007 è la propria Compagnia a indennizzare

Il 1 febbraio 2007 è una data importante per il mondo delle assicurazioni auto, ha portato un grande cambiamento in tema di risarcimento a seguito di sinistro. Infatti a partire da quella data, grazie a una legge del 2006, chi ha subito un incidente stradale con altro veicolo a motore (entrambi con targa italiana e regolarmente assicurati, ed anche in presenza di feriti) deve presentare la richiesta danni direttamente alla propria Compagnia che è tenuta a risarcire il danno. Un cambiamento che comporta non pochi vantaggi. Primo fra tutti un’accelerata nei tempi di liquidazione: il proprio assicuratore è obbligato a formulare una offerta di risarcimento non oltre i 60 giorni a partire dal giorno in cui gli è pervenuta la richiesta danni al veicolo ed entro 90 giorni per i danni alle persone, inoltre il termine di 60 giorni si riduce della metà nel caso in cui i due conducenti abbiano sottoscritto di comune accordo il Cid, un gran risparmio di tempo, al giorno d’oggi un bene alquanto prezioso, per questo, come abbiamo sottolineato più volte, è molto importante la compilazione corretta (ma soprattutto la firma di entrambi) del modulo blu. Una volta che la propria Compagnia di assicurazione ha formulato la propria offerta e questa è stata accettata dal danneggiato, il pagamento della stessa deve essere effettuato entro 15 giorni.
Ebbene, il risarcimento diretto ha alleggerito gli assicurati di non pochi grattacapi, ma non sempre è attuabile, ci sono dei casi in cui la nuova procedura non si applica, bisogna fare attenzione a quali casi rimangono fuori in quanto sarà necessario presentare la richiesta danni non più alla propria Compagnia, bensì a quella del veicolo ritenuto responsabile dell’incidente. A questo punto vediamo i parametri richiesti per rientrare nella procedura del risarcimento diretto.

  • Primo, come abbiamo già sottolineato all’inizio, l’incidente deve coinvolgere non più di due veicoli a motore, con targa italiana, regolarmente assicurati.
  • Secondo, se uno dei due veicoli, o entrambi, è un ciclomotore, questo deve essere stato targato dopo il 14 luglio 2006, mentre al ciclomotore in circolazione prima di questa data, la nuova procedura di risarcimento diretto si applica solo se l’assicurato ha aderito in maniera volontaria al nuovo regime.
  • Terzo, il conducente del veicolo che ha subito l’incidente non deve essere ferito grave, e per ferito grave s’intende che non deve aver riportato danni alla persona con invalidità permanente superiore al 9%. Diverso è il caso dei trasportati, si applica la procedura di risarcimento diretto se questi hanno riportato lesioni anche gravi (ovvero con I.P. superiore al 9%).

Le categorie di sinistri

Cosa denunciare e a chi? Dopo un incidente sono diverse
le procedure da seguire a seconda della casistica

Per il mondo assicurativo gli incidenti stradali non sono tutti uguali, o meglio, sono state create dal legislatore delle casistiche ben definite sulla base delle quali l’assicurato, che è stato coinvolto in un incidente stradale, sa esattamente come comportarsi per la denuncia del sinistro, ovvero a chi far pervenire la richiesta danni per essere conseguentemente risarcito.
Una casistica fra tutte è la procedura divenuta ormai famosa con il nome di “risarcimento diretto”, entrata in vigore dal 1 febbraio 2007, grazie alla quale la liquidazione del danno subito è diventata decisamente più celere.
Ma quali sono queste categorie di sinistri?

  • La prima, come abbiamo già anticipato, è il risarcimento diretto, l’unico caso in cui la richiesta di risarcimento va fatta direttamente alla propria Compagnia e non più a quella del conducente responsabile dell’incidente. Questa procedura, che vedremo più nel dettaglio, come le altre che seguiranno, in articoli dedicati a ciascuna di esse, si applica se si viene coinvolti in un incidente tra due veicoli a motore, con targa italiana e regolarmente assicurati, ed anche in presenza di feriti. Come avrete intuito la procedura di risarcimento diretto non è attuabile in tutti quei casi in cui non si rientri nei parametri suddetti, vediamo quindi le altre categorie.
  • Incidente stradale con auto straniera. Quest’ultimo può avvenire su territorio italiano, oppure all’estero. Nel primo caso la richiesta danni va inoltrata all’UCI (ufficio centrale italiano), nel secondo invece all’ufficio dello stato estero (può venire in aiuto l’elenco presente sulla carta verde), l’equivalente dell’UCI italiano, oppure alla compagnia di assicurazione della controparte.
  • Incidente stradale in cui sono stati coinvolti più di due veicoli. La richiesta danni va fatta alla compagnia di controparte, se ci sono più veicoli alla compagnia del conducente responsabile del nostro danno.
  • Incidente con un ciclomotore targato prima del 14 luglio 2006 (sistema previsto dal D.P.R. del 6 marzo 2006 n. 153), a questi però si può applicare la procedura di risarcimento diretto se l’assicurato ha espressamente e volontariamente aderito al nuovo regime.
  • Se il conducente del veicolo ha riportato gravi danni fisici. Il parametro tecnico per sapere se il danno fisico è grave o meno grave è stato stabilito nella percentuale del 9%, al di sopra del quale quindi diventa grave.

Quando chiamare i vigili in caso di incidente

Attenzione: le autorità vanno contattate sempre
se la controparte non è assicurata

Quando viaggiamo tranquilli sulla nostra autovettura mai ci verrebbe da pensare di essere coinvolti in un incidente stradale, eppure, ahimè, può capitare. Cosa fare e come comportarsi in caso di sinistro l’abbiamo già trattato, anche in maniera più approfondita, in altri articoli. Qui si vuole chiarire un dubbio che spesso sorge solo dopo che si è stati coinvolti in un incidente stradale, ovvero, quando è davvero necessario chiamare le autorità?
E’ indispensabile solo in alcuni casi, mentre in tutti gli altri sarebbe bene vedersela fra conducenti, si risparmia tempo e si viene risarciti del danno molto più in fretta. Infatti un verbale stilato dalle autorità non è immediatamente disponibile e, quindi, le compagnie di assicurazione non possono procedere prima di averne preso visione. Il Cid è sempre la migliore soluzione, ma purtroppo ha dei limiti, e se non si rientra in determinate casistiche è necessario comportarsi seguendo altre procedure.

  • Il primo, fra i casi in cui si deve chiamare le autorità, è quando manca l’accordo sulle dinamiche dell’incidente tra i due o più conducenti. In questo caso infatti, soprattutto se si ritiene di avere “ragione” è bene chiamare le autorità in modo che il verbale che redigeranno possa valere come come prova per le compagnie dei conducenti coinvolti. Sulla base di quel verbale infatti si deciderà chi non ha rispettato il codice della strada.
  • Il secondo caso è molto simile al primo, nel senso che a parte il perché sia utile chiamare i vigili urbani, lo svolgimento della procedura è lo stesso. Per chiarirci, anche se si è d’accordo su come sono andati i fatti, e quindi sulla dinamica, ma si ha comunque su quest’ultima dei dubbi, magari anche di tipo normativo che per “ignoranza” potrebbero essere travisati, allora è meglio far intervenire le autorità, per evitare che quei dubbi si trasformino in problemi in un momento successivo.
  • Nel terzo caso, in questo è consigliabile chiamare il prima possibile le autorità, la loro presenza è necessaria se ci si accorge che la controparte non è assicurata, o perché non ha mai stipulato un contratto assicurativo per il mezzo in circolazione o perché si è “dimenticata” di rinnovare il contratto a seguito di naturale scadenza.
  • Un quarto ed ultimo caso, e anche in questo è necessario far intervenire le autorità, è quando a seguito di incidente ci sono stati feriti, anche se fossero non gravi.

 

Vademecum in caso di incidente

Prima regola: ricordarsi il giubbotto di segnalazione

In caso di sinistro è bene tenere a mente una serie di passaggi che ci aiutino ad affrontare al meglio questa situazione difficile.
Prima cosa da fare, per la propria sicurezza e per quella degli altri, è segnalare agli automobilisti la presenza di un incidente utilizzando il triangolo e le persone che rimangono fuori dal veicolo devono indossare il giubbotto di segnalazione.
La seconda cosa da fare è capire se l’altro conducente è d’accordo sulla dinamica del sinistro. Se la risposta è si basta compilare in tutte le sue parti la constatazione amichevole di incidente e apporre le firme di entrambi, in caso contrario, ovvero se sorgessero discussioni su chi può avere ragione o torto, meglio contattare subito le autorità che vanno in ogni caso chiamate se ci fossero feriti anche non gravi.
Il terzo passaggio non è necessario, ma potrebbe risultare utile in un momento successivo. Infatti più informazioni si riescono a raccogliere più possibilità ci sono che le procedure per la liquidazione del danno vadano a buon fine e in tempi brevi. Bisogna sempre verificare personalmente i dati della controparte: marca e modello dell’auto, numero di targa, numero della polizza e nome della compagnia, infine nome, cognome, telefono dell’assicurato e/o del conducente se sono persone diverse. Inoltre, se ci fossero, è utile raccogliere le testimonianze delle persone terze che hanno assistito all’incidente, bisogna chiedere le generalità e naturalmente il numero di telefono. Nel CID, nella seconda facciata, è presente uno spazio apposta per i testimoni, quello può venire in aiuto per raccogliere i dati correttamente.
Oltre alle testimonianze dei presenti sono utili anche quelle che si ricavano dalle fotografie scattate sul luogo dell’incidente. Oggigiorno quasi tutti hanno un telefonino dotato di fotocamera, uno scatto per la posizione dei mezzi, uno per eventuali segni lasciati sull’asfalto, e uno per ogni elemento che in quel momento può sembrare importante, meglio non lasciare nulla al caso, a cancellare si fa sempre in tempo.
Quarto e ultimo punto riguarda la gestione del sinistro, ovvero una volta raccolti tutti i dati bisogna recarsi nella propria agenzia, o chiamare la compagnia in caso si avesse un’assicurazione telefonica, per denunciare il sinistro. Attenzione a non far passare troppi giorni, meglio avere ricordi freschi dell’accaduto.
Merita una raccomandazione, che sembra banale ma non lo è, non fidarsi di nessuno! Spesso la brava persona è quella che si fida e poi rimane fregata. Controllare sempre di persona tutti i dati e soprattutto prenderli sempre, anche quando dopo un banale incidente tutto finisce con una stretta di mano. Il caso tipico è che con grande sorpresa, tempo trenta giorni, arrivi una bella richiesta danni a nostro carico e che a quel punto non si abbiano gli strumenti per difendersi.

Lite sul Cid: ecco come agire

Cosa succede se non ci si trova d’accordo sulla dinamica dell’incidente?

In caso di incidente le Compagnie di assicurazione ci insegnano che è sempre necessario compilare il Cid, ovvero il documento, chiamato anche constatazione amichevole, necessario per denunciare un sinistro che, se sottoscritto da entrambi i conducenti coinvolti, permette un’agevole e veloce liquidazione dei danni subiti. Quest’ultimo (ovvero la firma di entrambi i conducenti) è quindi presupposto necessario affinchè il Cid possa davvero esserci utile. Cosa succede invece quando i conducenti non sono d’accordo sulle dinamiche del sinistro? Quando magari entrambi ritengono di avere ragione? Di sicuro il Cid diventa una mera compilazione di dati. Il suo compito in questo caso sarà di “raccogliere” la versione dell’assicurato che poi tramite la sua Compagnia cercherà di farsi le proprie ragioni. Nel caso in cui i conducenti non si trovino d’accordo sui fatti non c’è molto da fare, ma alcuni piccoli accorgimenti possono risultare utili. Per esempio, nel caso in cui appunto non si riesca ad ottenere la firma dell’altro conducente, ai fini del rimborso è molto utile dare alla propria Compagnia, oltre al Cid anche solo con la propria firma, anche ogni altra ulteriore prova sulle dinamiche del sinistro, soprattutto se ci sono testimoni che possano dichiarare alla compagnia cosa hanno visto, oppure se sono intervenute sul posto Autorità che abbiano stilato un verbale. Quest’ultimo punto è molto importante. Se a seguito dell’incidente ci appare chiaro da subito che il Cid non potrà essere firmato per evidenti divergenze sulla dinamica, è bene chiamare le Autorità senza spostare i veicoli (a meno che non intralcino il traffico, ma se i veicoli possono essere spostati è bene fare alcune foto da più angolazioni per fornire prove concrete). Chi interviene sul posto redigerà un verbale, il quale sarà a disposizione della propria Compagnia quale prova dell’accaduto.
In quei momenti, quando si è appena stati coinvolti in un incidente, è bene ricordarsi le istruzioni per la compilazione del Cid presenti sull’ultima pagina del modulo, oppure se si avesse il numero della propria agenzia a portata di mano può essere d’aiuto il loro supporto, non solo nella compilazione del CID, ma soprattutto per un consiglio che a posteriori potrà risultare prezioso.