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Guida pratica per assicurare un’auto d’epoca

Il tempo può acquistare valore

Auto d'epocaCome promesso, torniamo a parlare di auto d’epoca e di polizze ad esse dedicate. Ringraziando per il suo contributo Myriam Vegliante, caporedattore del prestigioso comparatore Assicurazioneauto.it. Ecco una guida pratica realizzata con tutti i consigli per chi possiede gioielli vintage da valorizzare.
Il tempo acquista valore con le auto d’epoca che regalano ai loro proprietari non solo emozioni al volante ma anche un ‘salvadanaio assicurativo’. Infatti, di tutti i veicoli sono le più economiche da assicurare, soprattutto se ci si iscrive ai club dedicati.
Per veicoli che superano i 25 anni, infatti, al costo del premio assicurativo viene applicato uno sconto del 15-20% per cui la polizza oscilla tra un minimo di 153 euro e un massimo di 188 euro all’anno per chi è tesserato, ad esempio presso l’Automotoclub Storico Italiano o la Federazione Italiana Veicoli Storici.
Suggeriamo, inoltre, di fare attenzione alle soluzioni offerte dalle Compagnie senza farsi sfuggire ulteriori opportunità di risparmio: esistono sconti per chi assicura più veicoli d’interesse storico, nel caso in cui siano dieci, infatti, il premio aumenta di soli 70 euro, con uno sconto del 50%.
E’ vero che la maggior parte delle Compagnie concede agevolazioni ai proprietari di auto vintage, ma occorre fare attenzione perchè non seguono gli stessi criteri nel fissare i prezzi: esistono offerte che diversificano il costo dell’assicurazione auto sulla base della provincia di residenza, e quindi, accade che chi possiede la stessa auto, ad esempio una Fiat Uno del 1982, paga 180 euro all’anno a Bolzano e addirittura più di 600 a Napoli; accanto a questi, ci sono altri assicuratori che seguono una logica diversa basata sulla cilindrata del veicolo: prevede solo due fasce di prezzo che corrispondono a 130 euro per auto che non superano i 20 cavalli fiscali (2080 cc) e 170 euro per quelle che oltrepassano questo limite.
I vantaggi per i possessori di gioiellini a quattro ruote non si limitano all’assicurazione, infatti, sono concesse agevolazioni su alcune spese di gestione: il bollo auto si riduce a semplice tassa di circolazione da 25-30 euro l’anno, a differenza delle altre auto per cui è prevista una più costosa tassa di possesso.
Per fare scelte più consapevoli e non tralasciare nessun dettaglio, ecco un semplice vademecum che suggerisce tutto ciò di cui bisogna tener conto per eleggere la Compagnia che corrisponde meglio alle proprie esigenze di guida:

  • garanzie previste nel contratto, verificare quali tipi di copertura sono indicati per le auto storiche, si parte da offerte di base che si limitano alla Responsabilità Civile per arrivare a soluzioni di copertura completa che prevedono anche garanzie opzionali (furto e incendio ecc.);
  • occasioni d’uso, stabilire prima di confrontare le diverse offerte se ci serve un’assicurazione auto che tuteli il veicolo solo per rare occasioni d’uso o per spostamenti più frequenti (come la partecipazione a manifestazioni sportive, fiere ecc.) in modo tale da assicurarsi che la polizza copra le nostre reali esigenze;
  • servizi extra, regola sempre valida, informarsi sui servizi offerti dalle Compagnie per i possessori di auto storiche e scegliere quella che offre una cura del cliente più completa;
  • numero dei conducenti abilitati, quest’informazione è fondamentale nella fase di selezione della Compagnia perchè le politiche adottate sono diverse, che c’è chi esclude gli automobilisti inesperti, chi limita il numero dei conducenti abilitati a pochi indicati nel contratto e chi, invece, consente la guida libera;
  • clausole di esclusione, spendere qualche minuto nel leggere attentamente le clausole che sollevano la Compagnia dall’obbligo di risarcire i danni, importante per non trovarsi spiazzati in caso di sinistro.

Con il promemoria alla mano, non resta che mettere in moto il nostro gioiellino e concederci un tuffo nel passato.

Premi assicurativi, all’Italia il “triste” record

Polizze vertiginose, la denuncia dell’Antitrust
ecco perché nel Belpaese si paga di più

RcaEuroEcco la ragione per cui i prezzi delle assicurazioni Rca in Italia sono più elevati rispetto alle altre nazioni europee.
Come purtroppo ben sanno gli automobilisti del Belpaese, il prezzo delle assicurazioni Rca – obbligatorie per circolare con un veicolo a motore sulle strade pubbliche – ha raggiunto livelli decisamente elevati.
Il costo del premio assicurativo da pagare annualmente per rinnovare la polizza Rca di un veicolo influisce non poco sulle spese complessive per il suo mantenimento, obbligando talvolta alcuni automobilisti a scegliere di lasciare in garage la propria auto per qualche settimana a causa delle oggettive difficoltà economiche del momento.
Spesso, molti si domandano come sia la situazione all’estero per quel che riguarda i prezzi delle polizze assicurative. Negli altri paesi dell’Unione Europea, i prezzi sono comparabili con quelli italiani o sono inferiori?
Secondo quanto afferma una ricerca commissionata dall’Antitrust sì, l’Italia detiene il poco invidiabile record per quel che riguarda il costo medio dei premi assicurativi automobilistici.
L’Antitrust ha denunciato pubblicamente la vicenda, presentando un’esposto alle autorità competenti affinché indaghino in materia e verifichino la presenza di eventuali abusi da parte delle compagnie assicurative.
La ricerca ha dimostrato che, in un campione di cinque paesi europei come Francia, Germania, Paesi Bassi, Portogallo e Italia, il Belpaese ha il record assoluto dei premi assicurativi.
I premi italiani risultano essere doppi rispetto a quelli pagati in Portogallo e Francia, superiori dell’80 % rispetto a quelli tedeschi e di circa il 70 % rispetto a quelli olandesi.
Le ragioni di questo record sono da ricercare soprattutto nella maggiore frequenza di sinistri per numero di vetture assicurate e per il costo medio dei risarcimenti che le compagnie devono erogare per ogni incidente.
In Italia, la frequenza di sinistri risulterebbe essere il doppio di quella di Paesi Bassi e Francia; superiore del 30 % rispetto alla Germania e del 20 % rispetto al Portogallo.
Il costo medio del risarcimento che le compagnie assicuratrici rimborsano per ogni sinistro è invece doppio rispetto al Portogallo, superiore al 20 % rispetto alla Germania e al 13 % rispetto alla Francia.
I Paesi Bassi sono l’unico dei paesi citati in cui il costo medio per sinistro è comparabile con l’Italia.
La ragione del grande ammontare economico di ogni risarcimento che le compagnie assicurative erogano ai sinistrati è rintracciabile, in primo luogo, nella particolare normativa legislativa italiana, che favorisce la possibilità di richiedere somme considerevoli per danni fisici semi-permanenti di difficile diagnosi medica (per esempio i colpi di frusta).
Normalmente infatti, un gran numero di automobilisti allega danni fisici di lieve entità per ottenere sostanziosi risarcimenti da parte della polizza della controparte.
Questa pratica, unita con la relativamente elevata frequenza degli incidenti automobilistici sulle strade della Penisola, fa sì che i prezzi delle polizze Rca del Belpaese siano estremamente elevate.
Un ruolo secondario ma comunque non trascurabile viene svolto dalla pressione fiscale, più elevata in Italia rispetto agli altri paesi presi in esame, che non risparmia nemmeno i premi delle polizze Rca. Per questo, i premi delle polizze italiane sono superiori rispetto al resto d’Europa.
Secondo quanto raccolto dalla ricerca commissionata dall’Antitrust, è invece da sfatare il ‘mito’ per cui il gran costo delle polizze italiane è da addebitare alle truffe, con la simulazione di falsi incidenti per frodare le assicurazioni.
In Italia infatti, sarebbero simulati con intenti fraudolenti solamente il 2,5 % degli incidenti. In altri paesi europei, il numero dei tentativi di frode è decisamente superiore: in Francia un incidente su venti è simulato (5 %); in Gran Bretagna si raggiunge la quota limite di uno su dieci (10 %).
Pertanto, affermare che i premi delle polizze italiane sono costosi a causa delle frodi è un errore, almeno se si confrontano i dati relativi ad altri paesi europei.
L’Antitrust ha chiesto ufficialmente alle autorità competenti di intervenire per favorire l’abbassamento dei premi delle polizze.

Sospensione temporanea della polizza

Una soluzione utile per chi usa mezzi diversi

Autobus_urbano_SAP_a_GuidoniaL’auto è un veicolo che non tutti gli italiani utilizzano con la stessa frequenza. Molti automobilisti, per esempio, durante i mesi estivi scelgono mezzi alternativi (moto, bicicletta); altri invece utilizzano la propria auto prevalentemente durante l’estate, preferendo i mezzi pubblici durante l’inverno.
La legge italiana consente di richiedere la sospensione della propria polizza assicurativa per un periodo variabile dai tre ai dodici mesi. Durante questo periodo di tempo, la polizza viene sospesa e il premio rimane ‘congelato’.
Per sospendere la propria polizza RCA è sufficiente rivolgersi alla propria compagnia assicurativa, inviando un fax o una raccomandata con ricevuta di ritorno, allegando un modulo in cui si dichiara di essere consapevoli del fatto di non poter circolare senza assicurazione.
La compagnia assicuratrice provvede quindi a convocare il cliente affinché questo consegni il tagliando giallo da esporre sul cruscotto e la Carta Verde per circolare in Europa.
Una volta consegnata la documentazione, la polizza è sospesa; potrà essere ‘scongelata’ solamente dietro esplicita richiesta del cliente.
Il periodo minimo di sospensione della polizza è di tre mesi; quello massimo di dodici.
Nel caso il veicolo venga sorpreso dalle forze dell’ordine mentre circola con l’assicurazione sospesa, il conducente viene sottoposto a una sanzione amministrativa di 714 euro, in quanto a livello legale l’auto viene considerata sprovvista di polizza. La sospensione della polizza non si può effettuare su auto di cui si sta pagando un finanziamento o che siano in leasing. Sospendendo la polizza assicurativa si può pertanto risparmiare sul premio di assicurazione, evitando di pagare il premio quando il veicolo non è effettivamente utilizzato su strade pubbliche.
È bene tener presente che nel caso l’auto venga venduta a terze persone, radiata dal PRA (Pubblico Registro Automobilistico) per essere rottamata o esportata all’estero per venire re-immatricolata, si può richiedere alla propria compagnia assicuratrice il trasferimento della polizza su di un’altra vettura o il rimborso della percentuale del premio non effettivamente ‘goduto’.
L’assicurazione può venire disdetta anche in caso di furto del veicolo: verranno rimborsati i giorni di polizza rimanenti dal momento della presentazione della richiesta alla compagnia. Per richiedere questo rimborso, è sufficiente presentare la documentazione che certifichi il passaggio di proprietà dell’auto o la radiazione dal PRA del veicolo in questione, con una raccomandata con ricevuta di ritorno.

La rivalsa, quando l’assicurazione auto non è valida

Ecco quando la compagnia non risponde
dei danni causati dal conducente

Le compagnie assicurative preferiscono tutelarsi contro eventuali situazioni in cui la colpa del sinistro è da imputare all’assicurato.
Fermo restando che chi ha subito il sinistro verrà sempre pagato dalla compagnia assicurativa della controparte, in certe circostanze il colpevole dell’incidente potrà vedersi presentata una richiesta di rivalsa da parte della propria assicurazione di riferimento.
Pertanto, in alcuni casi particolari la compagnia assicurativa farà rivalsa nei confronti di chi ha causato il sinistro, chiedendogli il rimborso di quanto pagato per risarcire i danni da lui causati.
In primo luogo, la copertura assicurativa non è vigente quando chi conduce il veicolo ha la patente di guida scaduta o non la ha mai conseguita. In questa eventualità, la compagnia assicurativa suppone l’incapacità del soggetto di guidare e pertanto non garantisce nessun tipo di risarcimento.
Normalmente, nel caso di un incidente causato da un conducente in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, la compagnia di assicurazioni non risponde dei danni. Pertanto, in questa eventualità la colpa cade completamente sul conducente, che si trovava in condizioni non idonee alla guida su strada pubblica.
Un altro caso in cui le compagnie assicurative spesso si rifiutano di rispondere dei danni causati da un loro cliente riguarda l’eventualità in cui questi circoli su di un veicolo con la revisione ministeriale scaduta.
In questo caso infatti, l’incidente potrebbe essere stato causato dalla negligenza dell’automobilista, sorpreso alla guida di un mezzo legalmente non idoneo alla circolazione su strade pubbliche.
Un quarto caso in cui la responsabilità economica ricade completamente sull’assicurato riguarda le competizioni: le polizze non sono ritenute vigenti nel caso di gare autorizzate (per cui servono assicurazioni specifiche) e ancor meno, ovviamente, per gare clandestine.
La copertura assicurativa non viene garantita nemmeno per i veicoli con targa in prova o per le auto a noleggio in cui non vengano rispettate le norme specifiche stabilite per queste particolari categorie di automezzi.
L’assicurazione decade anche quando il veicolo sia utilizzato per trasportare un numero di persone superiore a quello per cui è omologato o se viene utilizzato per compiere azioni delittuose o reati.
Escludendo l’eventualità di usi illeciti del veicolo, molte compagnie assicurative presentano particolari clausole opzionali in cui decidono di rinunciare al diritto di rivalsa contro il loro assicurato in cambio del pagamento di un premio assicurativo più elevato.
L’assicurazione RCA, come ribadito da una recente circolare del Ministero dei Trasporti, rimane invece in vigore per un periodo di quindici giorni dalla data della sua scadenza. Pertanto l’assicurato rimane tutelato da eventuali rivalse a causa di un sinistro causato anche per alcuni giorni dopo la data della scadenza della sua polizza.

Conservare la classe di merito dopo un sinistro

Rca, ecco come evitare la “retrocessione”

Come spiegato, il sistema bonus-malus prevede la ‘retrocessione’ di due classi di merito dell’automobilista che si rende colpevole di un sinistro.
Il meccanismo non fa distinzione in base alla gravità dell’incidente: pertanto a volte è sufficiente un danno di poche decine di euro per perderne diverse centinaia a causa della penalizzazione e del passaggio di classe.
La maggior parte delle compagnie assicurative consente ai propri clienti di mantenere la loro classe di merito nel caso si impegnino a risarcire completamente il danno causato.
Per poter effettuare questa operazione di risarcimento è necessario che questa particolare opzione sia contemplata dal contratto.
Una volta appurato che è possibile effettuare l’operazione per mantenere la propria classe di merito, è indispensabile comunicarlo il più celermente possibile alla compagnia, richiedendo l’importo esatto da dover indennizzare.
Una volta ricevuta la risposta della compagnia e le coordinate bancarie per effettuare il versamento, è sufficiente pagare tramite un bonifico.
Una volta effettuato il pagamento, è sufficiente consegnare alla propria compagnia l’attestazione del versamento: si potrà mantenere la propria classe di merito e quindi evitare aumenti del premio assicurativo da pagare.

Comparatori Rc auto on line

Come orientarsi nella giungla di siti web
per scegliere il servizio più conveniente

Come abbiamo già visto in altre sezioni del sito, ormai da anni uno dei metodi più diffusi (e spesso più convenienti) per stipulare una polizza Rc auto è quello di attingere alla vastissima offerta di compagnie on line e telefoniche, le quali, grazie all’automatizzazione delle procedure di stipula e di redazione del preventivo, riescono ad abbattere il costo del premio. Altra nozione di cui si è già trattato è quella dei “comparatori”, software realizzati da siti specializzati e compagnie per confrontare in tempo reale le offerte del momento e il cui utilizzo è facile, veloce e intuitivo.
Il vero nocciolo della questione, ora che si conoscono gli strumenti messi a disposizione dalla rete, è – ad esempio – come selezionare il comparatore migliore da utilizzare per avere i preventivi.
A dire il vero, è quasi impossibile creare una gerarchia precisa e netta, visto l’evolversi del mercato e dell’offerta (soprattutto in rete). Tuttavia ci vengono in soccorso alcune regole generali, cioè consuetudini attinenti non soltanto al campo assicurativo. Nella rete, dove si trova di tutto, il “trucco” è quello di cercare le fonti più autorevoli. A fare questa operazione, generalmente, ci aiutano i motori di ricerca, che si avvalgono si complicatissimi sistemi di attribuzione di un ranking per definire così la qualità di un portale rispetto a un altro. Il risultato delle nostre ricerche sarà così definito cronologicamente, con l’ordine della “qualità” che il motore (ad esempio Google) ha attribuito ai vari siti internet.
Ma al netto dei preziosi “suggerimenti” dell’azienda americana di Mountain View, il consumatore potrà comunque affidarsi ai propri strumenti cognitivi:

  • La reputazione di un “brand”

Le aziende più serie investono in pubblicità sia televisiva che on line, migliorano la fruibilità dei propri servizi e hanno una visibilità tale da non riuscire a nascondere eventuali feedack negativi dei propri utenti.

  • La trasparenza dei risultati

I comparatori on line, al di là dell’alto numero di risultati forniti all’utente che inserisca i propri dati per un preventivo, devono fornire gli strumenti cognitivi utili a capire, al di là del prezzo, le differenze tra i servizi offerti dalle varie compagnie (clausole, massimali, franchigie, esclusioni, opzioni aggiuntive).

Addio al “tacito rinnovo” dell’assicurazione

Ora cambiare compagnia è più facile

Ecco un altro importante aspetto contenuto nel cosiddetto decreto “Sviluppo bis”: l’abolizione del famigerato tacito rinnovo. Con questa norma, il legislatore recepisce le istanze più volte ribadite dalle associazioni di consumatori e abbatte una ulteriore barriera che ostacolava, da una parte, la libera concorrenza tra compagnie, dall’altra la scelta degli assicurati.
Dal 1° gennaio di quest’anno, infatti, la norma ha abolito tutte quelle clausole contrattuali che impedivano agli assicurati di cambiare compagnia, salvo comunicazione alla compagnia con cui si era stipulato il precedente contratto.
A darne notizia ufficialmente, un comunicato dell’Ivass (vecchia Isvap) diffuso sul sito internet istituzionale dell’Ente statale.
Tornando alle nuove normative, resta invece in vigore la norma che impone alle Compagnie di prorogare di 15 giorni la polizza dopo la data di scadenza. In questo lasso di tempo, sempre stando agli intenti dichiarati dal legislatore, il consumatore riuscirà agevolmente a confrontare i preventivi delle varie compagnie, attraverso la miriade di strumenti offerti dalla rete, come i famosi “comparatori di prezzi”, oppure con i metodi tradizionali (la richiesta di preventivi alle varie agenzie territoriali).
Dal punto di vista delle agenzie, invece, vengono inseriti una serie di obblighi: intanto comunicare ai propri assicurati le variazioni legislative intervenute, poi togliere dai propri contratti le odiate clausole di tacito rinnovo, fino a questo momento quasi una costante della contrattualistica del ramo Rc Auto.
Secondo gli esperti del settore, il guadagno in termini di livellamento dei prezzi dovrebbe registrarsi quasi subito, ovvero nel primo anno dall’entrata in vigore del decreto e delle successive norme attuative. Per verificare che ciò avvenga, perciò, non resta che attendere la scadenza della propria polizza annuale…

Ivass manda in pensione l’Isvap

Ecco le nuove funzioni dell’Istituto
per la Vigilanza sulle Assicurazioni

L’Ivass esiste dal 1° gennaio del 2013 ed è l’Ente che ha mandato “in pensione” la vecchia Isvap. L’acronimo sa per Istituto per la Vigilanza delle Assicurazioni ed è stato istituito mediante l’ormai famoso Decreto Crescita 2.0 varato dal Governo Monti, una legge che introduce numerose novità per il settore, molte delle quali già esaminate.
A capo dell’Ivass in questo momento c’è Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d’Italia.
Per capirne meglio le funzioni è necessario esaminare la legge istitutiva di questo organo. Se ne parla precisamente all’articolo 21, titolo VIII del decreto.
Il primo compito del nuovo ente è la prevenzione delle frodi assicurative sulla Rc Auto. Una funzione che l’Ivass esercita attraverso un meticoloso controllo dei dati informatici provenienti da un archivio digitale alimentato obbligatoriamente dalla varie compagnie presenti sul territorio nazionale. Per contro, l’istituto fornisce collaborazione e assistenza a intermediari e compagnie. A fine anno stila una relazione sull’andamento del mercato in questo campo e sulle frodi assicurative.
La vera “arma” del nuovo Istituto è l’archivio informativo, attraverso il quale è possibile riscontrare eventuali anomalie, sia connotate geograficamente, sia relative ai sinistri liquidati da varie compagnie, dai singoli agenti e addirittura ai singoli assicurati (in questo senso si avvale dell’anagrafe assicurati, dell’anagrafe dei testimoni e dei sinistri liquidati). Insomma, per farla breve, l’Ivass deve mette in campo tutte le risorse tecnologiche e analitiche necessarie allo scopo di mettere un freno alla tristemente diffusa abitudine italiana di “fare i furbetti”, tra le cause principali del costante aumento dei premi assicurativi.
Il tema di fondo è il continuo scambio di informazioni tra le compagnie private che operano nel settore è un grande cervellone centrale di emanazione pubblica. Da una parte gli operatori, informando l’Ivass e immettendo dati, contribuiscono a rendere più precise le statistiche generali – lo strumento principe della lotta alle frodi -, dall’altra l’Ivass comunica tempestivamente alle compagnie se i loro dati forniti presentano picchi anomali riconducibili a possibili frodi o “furberie”. Soltanto in caso di illeciti manifesti (così almeno dice la legge) l’Isvap, oltre ad informare la compagnia interessata, si rivolge all’Autorità Giudiziaria.

Decreto crescita, rivoluzione in campo assicurativo

Addio contrassegno, arriva la scatola nera

Approvato dal governo di Mario Monti, il cosiddetto “decreto crescita” ora è passato nelle mani dell’esecutivo a guida Mario Letta per la sua parte attuativa. Un documento complesso che, tra i suoi effetti, conterrà importanti novità in campo assicurativo. Alcune molto evidenti, altre destinate ad avere effetti più tangibili, sia in termini di risparmio (dunque dal punto di vista del consumatore) sia in termini di libera concorrenza (quindi dalla prospettiva delle compagnie. Vediamo le novità salienti:

  • Sparisce il contrassegno

Il vecchio tagliandino da esporre sul parabrezza, stando alla nuova legge, dovrebbe andare in pensione, sostituito da una banca dati digitale.

  • Scatola nera

Altra novità sarà l’obbligo di installazione di una scatola nera sui veicoli, in grado di fornire ricostruzioni circa gli impatti in caso di sinistri. Un sistema utile a limitare le frodi assicurative e che dovrebbe rendere ancora meno controversa la ricostruzione delle dinamiche degli incidenti. Attualmente alcune compagnie già offrono ai propri clienti la possibilità di installare apparecchi simili.
L’effetto, almeno negli auspici del legislatore, dovrebbe essere quello di calmierare il mercato delle polizze, proprio attraverso l’impiego di sistemi tecnologici in grado di prevenire frodi e fornire indicazioni utili alla ricostruzione del sinistro.

  • Maggior trasparenza

Tra le norme contenute nel decreto anche quella che riguarda la contrattualistica. Le compagnie dovranno indicare prezzi chiari e intelligibili al fine di far comprendere ai consumatori il prezzo singolo di ogni copertura e garanzia.

  • Per le Compagnie

Sul fronte delle Compagnie, la modifica più sostanziale riguarda la possibilità della cosiddetta “constatazione preventiva delle condizioni del veicolo”. L’assicuratore, prima di stipulare un contratto, potrà prendere visione del mezzo assicurando. Così si eviteranno brutte sorprese, stroncando sul nascere le intenzioni di eventuali furbetti di cogliere l’occasione di una nuova stipula per riparare “a scrocco” i danni della carrozzeria.

Questi insomma i contenuti salienti dell’importante riforma che investirà il settore. Tuttavia la materia è in costante evoluzione e non è detto che non si arrivi a ulteriori modifiche. Ad ogni modo, stando agli ambienti assicurativi, il Decreto crescita, almeno nella parte che riguarda questo settore, dovrebbe entrare in vigore poco alla volta, cioè per tappe.

Quando si può utilizzare la “targa di cartone”?

Tecnicamente si chiama “Rc auto export”

Un nostro lettore ci ha posto una domanda in riferimento alla copertura Rc auto “export”, nel linguaggio comune definita targa di cartone.
E’ un aspetto poco conosciuto del mondo assicurativo, la legge stessa non toglie tutti i dubbi, per questo riteniamo sia bene fare chiarezza spiegando brevemente di cosa si tratta.
Cosa si intende per targa di cartone e quando si utilizza?
La definizione della targa di cartone la troviamo nell’art. 99 del Codice della Strada, a cui rimandiamo per chi volesse leggerla nella sua interezza, ma per dirla in parole povere tale targa devono averla gli autoveicoli, motocicli e rimorchi che dall’Italia devono essere esportati all’estero e per i quali non è stata pagata la tassa di circolazione.
Il caso più comune d’utilizzo è quello in cui si acquista un’autovettura in Italia con l’intento di esportarla all’estero senza utilizzare il trasporto su bisarca, ma guidandola di persona per tutto il tragitto utile per arrivare a destinazione.
Ma cosa è necessario fare quando si acquista un veicolo usato con l’intenzione di esportarlo?
Per rispondere alla domanda è utile sapere che c’è un passaggio che precede la richiesta del documento, ovvero è necessario che colui che vende il veicolo demolisca le targhe fino a quel momento apposte sul veicolo a seguito della quale viene rilasciato certificato dall’agenzia che ha effettuato la pratica. A questo punto è possibile per l’acquirente, provvisto di questo certificato, recarsi alla Motorizzazione Civile per richiedere la targa di cartone.
Quest’ultima naturalmente è una targa temporanea utile all’acquirente per esportare in altro Paese il veicolo, proprio per questo motivo sul foglio rilasciato dalla Motorizzazione sarà necessario indicare il percorso che si intende seguire e la durata prevista del viaggio, e sulla base di questo verrà richiesta copertura assicurativa Rc Auto temporanea a copertura del viaggio.
Veniamo ora alla parte che ci interessa di più, ovvero quale assicurazione occorre per la targa di cartone?
E’ necessaria una copertura che copra la responsabilità civile per una durata temporanea, per esempio se sappiamo che il viaggio per esportare il veicolo durerà 5 giorni, allora la nostra assicurazione dovrà coprirci per tutti e 5 i giorni. La durata della polizza, ma anche il prezzo naturalmente, varia quindi proprio a seconda della durata del viaggio che si deve affrontare.
La targa export può essere assicurata per la responsabilità civile presso le agenzie o le compagnie che svolgono tale servizio, e si deve tener conto che il veicolo è necessario che transiti negli Stati coperti dalla Carta Verde affinchè sia valida la copertura assicurativa stipulata in Italia.